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Come funziona il processo civile in Italia

Come funziona il processo civile in Italia

Il processo civile è un insieme di attività svolte per risolvere controversie di diritto privato

24/03/2025

Il processo civile è un insieme di attività svolte per risolvere controversie di diritto privato. Le varie fasi del processo civile sono stabilite dal Codice di Procedura Civile. Sebbene spesso si dica che le cause civili siano lunghe, è importante capire il motivo di tali tempistiche. Ogni fase richiede tempo per essere completata correttamente, e ciò spiega perché i processi civili possono durare anni prima di giungere a una sentenza definitiva. 

Differenze tra processo civile e processo penale

È fondamentale distinguere il processo civile da quello penale. Nel processo penale, lo Stato, attraverso il Pubblico Ministero, interviene per perseguire reati di interesse pubblico. In caso di reati, il Pubblico Ministero può attivare indagini per determinare se una persona debba essere indagata per delitti o contravvenzioni gravi. Nel processo civile, invece, si tratta di controversie tra privati. Ad esempio, può riguardare il recupero di crediti, contenziosi lavorativi, litigi tra vicini di casa, separazioni o divorzi. La causa ordinaria inizia con un atto di citazione, prosegue con l'analisi delle prove e termina con una sentenza. 

Tipologie di processo civile in Italia

In Italia esistono diverse tipologie di processo. Il processo civile riguarda le dispute tra soggetti privati, dove il giudice è imparziale e valuta i fatti secondo la legge. Il processo penale ha lo scopo di punire i colpevoli di reati, considerati pericolosi per la collettività. Infine, il processo amministrativo riguarda il rapporto tra Stato e cittadini, spesso intrapreso quando la Pubblica Amministrazione viola un diritto del cittadino. 

Differenze tra processo civile e penale

Le differenze tra processo civile e penale si basano su diversi presupposti. Lo scopo del processo civile è accertare la violazione di un diritto soggettivo di un privato e tutelabile da un tribunale. Il giudice nel processo civile è imparziale e valuta i fatti presentati dalle parti. Nel processo penale, invece, lo Stato prende l'iniziativa per punire il colpevole in quanto l'interesse tutelato è della collettività. Il Pubblico Ministero rappresenta i cittadini, cercando prove e perseguendo i reati per garantire la sicurezza. Nel processo civile, il giudice deve attenersi a ciò che presentano le parti, senza dare suggerimenti, secondo il principio dispositivo. Nel processo penale, il giudice ha più poteri e può cercare prove, seguendo il principio accusatorio. L'impulso al processo civile proviene dalle parti in conflitto, mentre nel processo penale, il Pubblico Ministero rappresenta la parte lesa e l'imputato risponde delle accuse. 

Come funziona un processo civile

Prima di iniziare una causa civile, in alcuni casi, è necessario rivolgersi a un mediatore per tentare di risolvere la disputa senza un lungo procedimento. La mediazione obbligatoria riguarda diritti reali, eredità, condominio, patti di famiglia, locazione, affitti aziendali, risarcimenti per responsabilità medica, diffamazione e contratti bancari, finanziari e assicurativi. Se la mediazione non produce risultati, si procede con le altre fasi.

Se la mediazione fallisce, l’interessato deve notificare alla controparte l'atto di citazione, elencando le pretese e la data per presentarsi in tribunale. Il convenuto deve rispondere con una "comparsa di risposta", difendendosi su tutti i punti. La difesa deve essere depositata 20 giorni prima dell’udienza. 

Durante la prima udienza, si verificano gli aspetti formali, come notifiche e depositi, e si chiedono ulteriori chiarimenti. Le parti presentano le prove e indicano i testimoni da convocare. Il giudice decide quali prove ammettere e quali testimoni convocare, iniziando così la fase istruttoria, spesso lunga e complessa.

Dopo aver ascoltato le parti e i testimoni e analizzato le prove, il giudice fissa un’udienza riassuntiva per ribadire le richieste. Ci sono 60 giorni per le note conclusive e 20 per la replica della controparte. Il giudice pubblica la sentenza entro 30 giorni, anche se non è un termine perentorio e possono passare mesi. Dopo la sentenza, la parte che ha perso il processo  può impugnare la decisione davanti alla Corte d’Appello, in secondo grado di giudizio. L’appello permette di riesaminare il caso e la decisione del giudice di primo grado.

Il processo civile in Italia: le principali criticità

Il processo civile italiano soffre da decenni di un male cronico: la lentezza. È il primo ostacolo che cittadini, avvocati e imprese incontrano nel tentativo di ottenere giustizia. Ma non è l’unico. Dietro questa lentezza si nasconde un sistema fragile, appesantito da regole complicate, risorse insufficienti e una cultura giudiziaria ancora troppo ancorata al formalismo.

Tempi lunghi e arretrati pesanti

La durata media di un processo civile in Italia è tra le più alte d’Europa. Un procedimento ordinario può durare anche cinque o sei anni, e in molti casi supera il decennio. Questo scoraggia i cittadini, penalizza le imprese e indebolisce la fiducia nello Stato. La causa principale è l’arretrato accumulato negli anni, che si somma ai nuovi procedimenti senza mai un vero azzeramento.

Complessità normativa e stratificazione delle leggi

Il codice di procedura civile italiano è oggetto di continue modifiche, spesso parziali e scollegate tra loro. A ogni riforma si aggiungono nuovi istituti, senza un vero riordino sistematico. Il risultato è un corpo normativo difficile da interpretare, anche per gli addetti ai lavori. Chi affronta un processo si trova spesso disorientato. I tecnicismi abbondano, la chiarezza manca.

Difformità interpretative e giurisprudenza incerta

Un’altra criticità riguarda l’interpretazione delle norme. Spesso ci sono divergenze anche profonde tra tribunali diversi, o addirittura all’interno dello stesso distretto. Questo genera incertezza e aumenta il contenzioso, perché le parti tendono a far valere le proprie ragioni fino in Cassazione nella speranza di ottenere una decisione più favorevole. Il sistema diventa così prevedibile solo nella sua imprevedibilità.

Carenza di organico e inefficienza organizzativa

I magistrati civili in Italia sono pochi rispetto al carico di lavoro. Le cancellerie sono spesso sotto organico, con strumenti informatici inadeguati e procedure lente. In molti uffici giudiziari la digitalizzazione è ancora parziale o mal gestita. Anche dove esiste il processo telematico, si registrano criticità tecniche, blocchi informatici, difficoltà di accesso ai fascicoli. La macchina giudiziaria resta ingolfata.

Cultura del contenzioso e mancanza di alternative efficaci

La cultura giuridica italiana è ancora troppo contenziosa. Le parti tendono a portare ogni conflitto in tribunale, anche quando potrebbero esistere soluzioni alternative. La mediazione civile obbligatoria, introdotta con buone intenzioni, non ha prodotto i risultati sperati. Spesso viene vista solo come un passaggio formale e non come un vero strumento per evitare il giudizio.

Mancanza di specializzazione

In molti tribunali, le sezioni civili non sono realmente specializzate. I giudici civili si trovano a trattare cause di natura completamente diversa: separazioni, esecuzioni, diritti reali, responsabilità civile, lavoro. Questo rende difficile garantire uniformità di giudizio e qualità delle decisioni. Le sezioni specializzate – dove esistono – funzionano meglio, ma restano ancora eccezioni.

(fonte immagine: Freepik) 

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