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Demansionamento: come è regolamentato

Demansionamento: cosa significa e come è regolamentato

Il datore di lavoro può cambiare mansione a un lavoratore. Lo dice la Cassazione

18/04/2023

La prestazione di lavoro consiste nel mettere a disposizione della propria proprietà intellettuale o manuale al fine di produrre un'opera o fornire un servizio in cambio di una retribuzione proporzionale. Nel caso del lavoro subordinato, tale attività viene svolta sotto la dipendenza e la supervisione dell'imprenditore, con il lavoratore obbligato a eseguire specifiche mansioni in cambio di una retribuzione. Secondo l'articolo 2103, il lavoratore deve essere impiegato nelle mansioni per cui è stato assunto. Ad ogni modo la norma contempla anche la possibilità di demansionamento del lavoratore in caso di mancanza di determinati requisiti.

Cosa dice la legge sul demansionamento

La legge stabilisce che il lavoratore debba svolgere le mansioni per le quali è stato assunto e qualsiasi modifica successiva al rapporto di lavoro deve rispettare i limiti imposti dalla legge e dai contratti nazionali. La clausola Ius Variandi consente al datore di lavoro di spostare il lavoratore in altre posizioni, purché ciò non violi le normative contrattuali. La mobilità lavorativa è un concetto che può assumere diverse forme a seconda delle variabili previste dalla normativa.

Se il lavoratore viene spostato in mansioni che rientrano nella stessa categoria e nello stesso livello di inquadramento, allora si parla di mobilità orizzontale. Nel caso in cui venga invece spostato in una categoria superiore, si parla di mobilità verticale. Infine, quando il dipendente viene spostato in mansioni inferiori, si parla di demansionamento. Quest'ultimo è spesso utilizzato dalle aziende per evitare licenziamenti in periodi di crisi, come accaduto durante la pandemia.

La normativa prevede che il demansionamento debba essere limitato nel tempo e non deve superare determinati limiti. Inoltre il lavoratore ha il diritto di rifiutare il demansionamento se esso comporta una riduzione del suo salario o della sua professionalità. In caso contrario, potrebbe configurarsi una lesione dei suoi diritti lavorativi.

Quando si parla di demansionamento

Il demansionamento è un processo legato alla riorganizzazione aziendale che può essere attivato quando l'azienda sta modificando i suoi assetti organizzativi e quando i contratti collettivi lo consentono, ad esempio nel caso del patto di declassamento. La legge si è espressa diverse volte su questo tema, cercando di correlare in modo oggettivo l'interesse dell'impresa e le ragioni del lavoratore.

Uno degli obiettivi della normativa è quello di creare un paracadute sociale per i lavoratori, specialmente quelli che vivono condizioni economiche precarie, e consentire loro di trovare un nuovo posizionamento all'interno dell'azienda. In conformità al Dlgs. 81/2015, il datore di lavoro ha una flessibilità organizzativa e può demansionare un lavoratore assegnandogli mansioni inferiori rispetto al livello stabilito al momento della firma del contratto.

Tuttavia, queste mansioni devono rientrare nella stessa categoria legale del lavoratore. Ad esempio, se un impiegato è inquadrato al 6° livello della categoria dell'impiegato potrà essere assegnato a una mansione del 5° livello sempre nella stessa categoria legale di appartenenza. Tuttavia, non potrà essere ricollocato in una categoria inferiore. Questa flessibilità organizzativa consente alle aziende di adeguarsi meglio alle proprie esigenze, ma la normativa tutela sempre i diritti dei lavoratori.

Demansionamento come accordo fra le parti

Il demansionamento di un lavoratore può avvenire anche mediante un accordo tra le parti interessate. In tal caso, il datore di lavoro e il lavoratore discutono insieme delle mansioni, della categoria e del livello di inquadramento, anche se in alcuni casi il risultato può essere negativo per il lavoratore stesso. Tuttavia, qualsiasi modifica contrattuale deve essere concordata in modo da non compromettere la stabilità lavorativa del dipendente.

La firma del nuovo contratto deve avvenire in una sede precisa, come ad esempio la commissione provinciale di conciliazione o una direzione territoriale, dove il datore di lavoro può anche modificare il livello di inquadramento e la retribuzione del lavoratore. Il demansionamento non comporta una riduzione della retribuzione del lavoratore, ma la sua conservazione nel livello di inquadramento precedente.

Nel caso in cui il dipendente consideri illegittimo il demansionamento impostogli dal datore di lavoro, può ricorrere in Tribunale per ottenere una valutazione arbitraria dello stesso. In casi gravi di illecito, il lavoratore ha diritto al risarcimento danni. In ogni caso, il dipendente ha diritto all'assistenza di un'associazione sindacale, di un avvocato o di un consulente del lavoro.voro (se ritenuto illegittimo), basta ricorrere in Tribunale e ottenere una valutazione arbitraria dello stesso. Nel caso sia certificato un illecito (nei casi più gravi), si ha diritto a un risarcimento danni.

(Fonte immagine: Yandex.com)

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